Venerdì 26 Maggio 2017
   
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La produzione del conglomerato bituminoso

Sulla base di un’intervista realizzata nel marzo del 2008 dalla Cambridge Environmental Inc. del Massachusetts alla Dott.ssa Laura Green, autorevole scienziato in materia, pubblichiamo una serie di documentate informazioni circa gli effetti della produzione del conglomerato bituminoso sulla salute e sull’ambiente, relativo alla situazione americana. Presentato sotto forma di semplici domande ed esaustive risposte, questo documento è chiaro e comprensibile a tutti. Il testo originale, in inglese, è riportato sul sito web del SITEB.

 

La produzione del conglomerato bituminoso.
Domande e risposte circa il rischio per salute e ambiente.
Il caso americano.

Laura C. Green

Institute of Technology Massachusetts 
American Board of Toxicology (D.A.B.T)

 

N.B. È opportuno premettere che la tipologia di impianti più impiegata negli USA (Drum Mixer Continuo) ha una resa produttiva superiore, ma anche un  minor controllo sugli inquinanti di quanto non avvenga in Italia, dove è prevalente l'impiego di impianti discontinui a gas naturale, le cui emissioni di IPA (Idrocarburi policiclici aromatici)  sono pari al 51% di quelle di un corrispondente impianto USA a tecnologia Drum mixer continuo.

D. Cosa sono e dove sono situati gli impianti per la produzione del conglomerato bituminoso?

R. Il conglomerato bituminoso, miscela di inerti e bitume (5%) viene tradizionalmente prodotto a circa 150 °C e deve essere applicato (“steso”) a non meno di circa 120 °C. Deve quindi essere prodotto in luoghi relativamente vicini al sito dove viene usato. Ciò spiega la diffusione degli impianti di produzione. Le moderne tecnologie consentono di ridurre ulteriormente le temperature sopra indicate (asfalti “tiepidi” o freddi).

D. Gli impianti di conglomerato sono stati controllati relativamente alle emissioni areiformi?

R. La ben nota Agenzia USA per la Protezione Ambientale (EPA) ha in varie occasioni essa stessa fatto indagini sugli impianti e controllato le analisi compiute da altri.

D. Quali sono state le conclusioni, sulla base delle analisi e indagini fatte?

R. Le conclusioni di EPA hanno confermato che anche gli impianti di maggior dimensione non sono fonti importanti di inquinamento. Ciò non avviene per almeno 200 altri tipi di produzioni, considerate invece dal “Clean Air Act” federale come fonti potenzialmente inquinanti.
D. Quali sostanze vengono emesse nell’aria dagli impianti per la produzione del conglomerato?

R. La tabella sotto riportata mostra una tipica composizione dei gas che escono dai camini degli impianti. Come si vede, più del 99% è composto da quattro sostanze: azoto, vapor d’acqua, ossigeno e anidride carbonica.
L’azoto è il principale costituente (inerte) dell’aria che respiriamo, insieme all’ossigeno; l’anidride carbonica è in percentuali molto inferiori rispetto a quelle emesse da un qualsiasi impianto di combustione (10-12%). Gli altri gas sono in percentuali trascurabili e non possono influire sulla salute pubblica.
Tabella. Composizioni tipiche dei gas emessi dagli impianti di conglomerato USA, che non vengono alimentati con metano*.

* L'alimentazione a metano emette quantitativi molto minori di ossidi di zolfo e di carbonio.


Composto

Concentrazione gas dal camino

Azoto

67,7%

Acqua

20,0%

Ossigeno

9,5%

Anidride Carbonica

2,8%

Ossido di carbonio

0,02%

Diossido di zolfo

0,004%

Ossidi di azoto

0,005%

Composti organici volatili (VOC)

0,004%

Totale

100%

D. Le altre sostanze elencate nella tabella possono, comunque, nuocere alla salute?

R. Si, se fossero in concentrazioni sufficientemente grandi e non come quelle sopra elencate. Elevate concentrazioni di ossido di carbonio, di diossido di zolfo, di ossidi di azoto e alcuni VOC (ad es. formaldeide e benzene) possono nuocere alla salute. Questi inquinanti, che sono prodotti dalla combustione incompleta, sono emessi da automobili e camion, centrali termoelettriche, sigarette e altre fonti.

D. Potrebbero i bambini e gli studenti delle scuole inferiori e medie essere a rischio se venisse costruito nei paraggi un impianto di conglomerato?

R. Un impianto di conglomerato emette ovviamente sostanze nell'atmosfera, ma ad un livello non dannoso e comunque  assolutamente insignificante rispetto alle emissioni già presenti nell'ambiente. Basti pensare che un impianto di produzione di asfalti produce emissioni di benzene pari allo 0,2% di quello già presente nell'ambiente urbano, come dire pari all'incremento di emissioni prodotto da 2 nuove auto su 1000 già in circolazione.

D. Possono le emissioni fuggitive, cioé le emissioni non abbattute dai sistemi di captazione, alterare in modo significativo la qualità dell’aria e la salute?

R. No. Le emissioni fuggitive associate agli impianti di conglomerato bituminoso provengono da:
• traffico e movimentazione degli aggregati;
• vapori emessi dalle apparecchiature e dalle macchine;
• scarichi dei camion.

Verso la fine del 1990 l’EPA americana ha condotto un esteso studio durante il quale due impianti (uno in California e uno nel Massachusetts) furono controllati in maniera approfondita, misurando le emissioni fuggitive e quelle dei camion.
L’EPA trovò che le emissioni fuggitive di sostanze volatili erano piccole e dovute solo ai camion.

D. Le emissioni degli impianti di conglomerato sono dannose per i lavoratori?

R. La gente che lavora con l’asfalto per le pavimentazioni non sembra essere soggetta ad un eccesso di rischi. Il lavoro di Watkins e colleghi (J. Occup. Environ. Med. 2002:44:551-558) non ha trovato eccesso di rischio relativamente al cancro del polmone o a malattie non maligne dei polmoni, per i lavoratori esposti ai fumi del bitume. Ciò è stato definitivamente confermato dal lungo ed esaustivo studio di IARC (Istituto Internazionale per la Ricerca sul Cancro) recentemente terminato.

D. Possono gli impianti di conglomerato o lo stesso manto bituminoso alterare la qualità dell’acqua?

R. No. Molti impianti (negli USA) lavorano vicino ad acquiferi di acqua potabile e ad altre aree sensibili, senza che siano mai stati segnalati incidenti. Il conglomerato bituminoso (cioè il prodotto finito) è solido e inerte a tutte le temperature dell’ambiente e non si scioglie in acqua. Il bitume è stato impiegato per più di 50 anni per impermeabilizzare i serbatoi delle acque potabili e i bacini di allevamento dei pesci. La qualità dell’acqua, in questi casi, deve rispettare le più severe norme dell’acqua potabile. Così, ad esempio, il Metropolitan Water District del Sud California ha impiegato il conglomerato bituminoso per impermeabilizzare i propri serbatoi dell’acqua potabile. Molti bacini di pesce dell’Oregon e dello stato di Washington sono impermeabilizzati con bitume.

D. In conclusione, le emissioni dei moderni impianti di conglomerato sono dannose per la salute pubblica?

R. No: sebbene alcuni dei composti chimici emessi dagli impianti possono essere dannosi se la gente è esposta a livelli sufficientemente alti, le quantità di questi elementi emessi da questo tipo di impianti sono troppo piccole per influire sulla salute pubblica. Secondo la EPA americana, gli stabilimenti per la produzione del conglomerato non costituiscono fonti di inquinamento importanti.
Le modellazioni dell’influenza delle emissioni sulla qualità dell’aria, relativamente ai moderni impianti di conglomerato, mostrano che l’impatto sull’ambiente è molto limitato anche per i siti limitrofi.
Gli odori possono e devono essere controllati a livello accettabile, così come la polvere e il traffico veicolare derivato da tali operazioni.
L’esperienza maturata con migliaia di tali impianti negli Stati Uniti mostra che essi possono essere progettati e gestiti in modo tale da preservare l’ambiente e la salute pubblica.

Laura C. Green

La Dott.ssa Laura Green ha eseguito ricerche originali e realizzato pubblicazioni nell’ambito della carcinogenesi chimica, della tossicologia e farmacologia, della chimica degli alimenti, della chimica analitica, della valutazione del rischio e della normativa in materia. Prima di fondare il Cambridge Environmental Inc., la Dott.ssa Green è stata vicepresidente del Meta System Inc. e il fondatore e direttore del Gruppo Environmental Health and Toxicology del Meta System Inc.. Ha prestato anche servizio presso l’Harvard University School of Public Health in qualità di direttore della ricerca dello Scientific Conflict Mapping Project e, allo stesso tempo, è stata coautore del testo: In Search of Safety: Chemicals and Cancer Risk. Attualmente la Dott.ssa Green è specializzata: (1) nell’eseguire valutazioni qualitative e quantitative sui rischi ambientali e sulla salute; (2) nel fornire competenze tossicologiche e tecniche quali aiuto per l’osservanza normativa e in ambito decisionale; (3) nel fornire e dirigere un supporto scientifico in caso di liti giudiziarie e per qualsiasi altra questione; (4) nell’insegnare tossicologia.

La Dott.ssa Green ha ottenuto con lode una laurea in scienze presso il Department of Chemistry del Wellesley College (1975) e un Dottorato di Ricerca dall’ex Department of Nutrition and Food Science (attualmente Dipartimento di Ingegneria Biologica) all’Institute of Technology del Massachusetts (1981). Possiede inoltre un diploma dell’American Board of Toxicology (D.A.B.T. – Ente no profit fondato nel 1979, con lo scopo di sostenere e incentivare la ricerca in ambito tossicologico).


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