Sabato 28 Gennaio 2012
   
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IL SITO DELL'ASFALTO, LA TECNOLOGIA SU CUI CAMMINI

Benvenuti. Chi entra qui per la prima volta sa molto poco dell'asfalto, benché lo usi ogni giorno. Quando ne esce sa qualcosa di più, perché buonasfalto.it è il sito dove l'asfalto italiano finalmente parla, ascolta e si spiega a chi lo usa. L'asfalto è quella importante parte del nostro ambiente su cui appoggiamo piedi, suole, tacchi e le tante diverse ruote che usiamo; all'asfalto affidiamo la nostra vita, più o meno come scoiattoli e scimmie affidano le loro ai rami degli alberi su cui vivono e svolgono vita sociale. Ma se scoiattoli e scimmie conoscono benissimo i loro rami, noi conosciamo pochissimo il nostro asfalto. In questo sito, i 500.000 italiani che fanno strade per voi, spiegano perché ritengono le tante soluzioni a base di bitume le migliori dal punto di vista della sicurezza, del comfort, della salute, dell'ambiente e anche da quello economico. E visto che tutto ciò è vostro - salute, ambiente e soldi compresi - questo sito vi serve, perché per riconoscere, apprezzare e avere le cose migliori, bisogna prima conoscerle. Buona lettura e buona scoperta quindi, ricordandoci che l’asfalto è anche il palcoscenico su cui mettiamo in scena gran parte della nostra vita.

Buonasfalto a tutti!

FP-Barr

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La campagna Buonasfalto

campIl visual proposto dalla campagna buonasfalto.it pone il focus sulla disattenzione di solito riservata all'asfalto, di cui è raro considerare l'efficacia con cui ci serve.
Nella inquadratura impossibile qui proposta, è l'asfalto che guarda noi e il cielo sotto cui ci muoviamo, mentre è raro che noi ci si accorga di lui e del suo ruolo, importante e portante, nella nostra vita.
 

 

 

 


Le miniere della majella

Silvestro Petrini è colui al quale si deve la scoperta di alcune miniere d'asfalto nelle contrade Manopello e San Valentino. Siamo in Abruzzo, precisamente nel versante oreintale della Majella, ricco di rocce asfaltiche già sfruttate in epoca Romana.

 

Nel 1844 Petrini impianta una piccola industria dove si estrae bitume e lo si raffina fino a trasformarlo in petrolio. Imprigionato dal governo borbonico, potrà riprendere la sua attività solo dopo l'Unità d'Italia. Il figlio Ruggero progetta e dirige l'impianto presso la borgata Scafa di San Valentino, fortemente voluto dalla fondazione Anglo-Italian Mineral Oil and Bitumen Company costituitasi nel 1837 a Londra.

Usando forni da lui progettati Ruggero Petrini estrae il bitume dalla roccia, impiegando come combustibile il minerale stesso e fa acquistare altre miniere alla società. Nel 1889 L'ingegnere Adolfo Reh mette gli occhi sulle miniere abruzzesi e, dopo aver testato la qualità dell'asfalto della Majella in una pavimentazione di Berlino, acquista tutte le concessioni minerarie in loco. Solo dopo la prima guerra mondiale, L'Italia si riappropierà delle società minerarie, costituendo la SAMA (Società Abruzzese Miniere Asfalti) con azionisiti in maggioranza abruzzesi.

 

 

Il bitume oggi nell'arte

Paolo Picozza, Claudio Fazzini e Luigi Russo Papotto: tre artisti che fanno dell'uso del bitume un segno di identità artistica

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Paolo Picozza, Carte

L'artista Paolo Picozza, purtroppo scomparso da oltre un anno, lo usava come sostanza primaria e base ideale della sua pittura. Per la sua capacità di creare volumi netti e masse ben definite, il bitume è nelle sue opere il protagonista assoluto della scena rappresentata. Attualmente in corso alla Galleria al ferro di Cavallo a Roma una personale dell'artista dove è possibile ammirare sia opere del primo periodo ma anche la produzione più recente.

anatomia

Claudio Fazzini, Anatomia dell'assenza

Claudio Fazzini invece crea in maniera “decostruttiva”. Prima compone la figura poi la ricopre con il bitume per “seppellirla”. Infine rimuove alcuni strati pittorici attraverso l'utilizzo di acidi. L'immagine dunque affiora solo dopo un processo di “scavo”.

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Luigi Russo Papotto, Trittico 2009

Luigi Russo Papotto, artista scultore di origini siciliane, nel 2009 nella sua mostra intitolata Bitumi e Ossimori - ha esposto una serie di lavori in cui l’utilizzo del bitume si spinge oltre la scultura in senso lato dove il nero del bitume è segno e non colore.

 

   

Unguenti...

Come dicevamo nel precedente articolo, nel 1721 il medico Eirini d'Eyrinis scrisse il saggio Dissertation sur l'asphalte ou ciment natural nel quale venivano ampiamente trattate le proprietà medicinali curative, antiparassitarie, disinfettanti dell'asfalto e dell'olio da esso ricavato. Congelamenti, scabbia, vaiolo ovino, ulcere, punture, tagli, abrasioni delle zampe dei cavalli: insomma, infinite patologie potevano essere in parte trattate con il bitume. Tanto che gli abitanti delle valli tedesche limitrofe alla Val Travers continuarono per molto tempo ad utilizzare l'olio estratto dalle rocce per preparare unguenti, frizioni antireumatiche e altre cure. Anche se in verità una grande efficacia dei medicinali prodotti nel laboratorio di Eirini non è mai stata dimostrata. Il bitume è senz'altro un ottimo materiale da costruzione per le sue ottime proprietà reologiche, la sua stabilità, la sua inerzia, l'assenza di tossicità. Decisamente più ristretto il suo interesse farmacologico poiché l'unico prodotto di largo uso ricavato dal bitume è l'ittiolo, antifiammatorio per acne e psoriasi.
   

E prosciutti!

Rimaniamo sempre nella Val Travers dove da ormai 80 anni si segue la consolidata tradizione di cuocere il prosciutto nell'asfalto. Ecco perchè ancora oggi al Cafè Des Mines di Treves è possibile gustare un particolare menù a base di prosciutto che è appunto cotto nell'asfalto. E 3500 kili di prosciutto sono quelli che ogni anno vengono venduti e preparati. Un tempo erano gli stessi minatori in occasione della festa di Santa Barbara il 4 novembre a cuocerli, utilizzando le stesse caldaie impiegate per la fusione della roccia asfaltica. Oggi il sistema di cottura e preparazione è più moderno ma si basa sullo stesso principio e segue le stesse regole di imballaggio: il prosciutto viene legato e avvolto con vari strati di carta da macellaio e sacchi. Procedura che permette la formazione – in fase di cottura – all'esterno di uno strato di carta impregnata di bitume, all'interno di un sugo che contiene tutti gli aromi rilasciati dalla carne. Una volta che il prosciutto si è raffreddato, si apre l'involucro con cura, la carne viene affettata e poi riscaldata con il sugo che le conferisce un tipico sapore aromatico.
   

Il bitume nella medicina

Per questo articolo ringraziamo il Prof. Giavarini che con la pubblicazione del suo libro "Civiltà d'asfalto" ci offre un'ampia panoramica su questo materiale che tanta parte ha avuto e ha nella vita dell'uomo.
Il bitume un preservante antisettico usato nella medicina. Sembra una notizia bizzarra eppure già gli egizi dopo il 1000 a.C. lo utilizzavano nel processo di mummificazione per riempire la cavità dei corpi e per impregnare le bende con cui venivano fasciati. Per gli assiri aveva molteplici proprietà: ottimo fumigante se mescolato con lo zolfo, sedativo per lo stomaco quando mescolato alla birra, balsamo e unguento per mani e piedi gonfi, lenitivo per gli occhi se mescolato all'olio di pesce e chiamato anche nafta curativa; Plinio probabilmente si riferisce allo stesso miscuglio quando afferma che il bitume di Babilonia era utilizzato per le cataratte, il leucoma e in genere come cura per gli occhi, oltre che per le macchie di lebbra, impetigine, prurigine, e come linimento per la gotta.
Galeno, medico greco vissuto nel II secolo d.C. e che fu anche medico di corte dell'Imperatore Marco Aurelio, prescriveva bitume per fumigazioni, unguenti e miscele da ingerire (una specie di moderne pillole). La farmacopea continuò a tenere il bitume in alta considerazione per tutto il medioevo e oltre.
Normale allora che il medico arabo Al Magor nel XII secolo lo introdusse per il trattamento di contusioni e ferite. A breve la seconda parte di questo articolo, dedicata alle proprietà medicinali curative esplorate dal medico Eirini d'Eyrinis che nel XVIII secolo scoprì e iniziò a sfruttare le famose miniere d'asfalto della Val Travers.

 

   

LE RISPOSTE

Buonasfalto nasce per offrire informazioni e risposte ma, per dare risposte, sono assolutamente indispensabili le domande. In attesa delle domande nuove, fresche e soprattutto italiane che ci vorranno fare i nostri visitatori, Buonasfalto pubblica intanto questa intervista ad una qualificata tossicologa americana, Laura Green, ricercatrice del MIT che chiarisce i rischi per salute ed ambiente connessi alla produzione ed uso di conglomerati bituminosi. 
Buona lettura con una doverosa precisazione: in Italia gli impianti d'asfalto di tipo "discontinuo" sono ancor meno inquinanti e le norme in materia ancor più restrittive. Un ulteriore conferma della qualità italiana degli asfalti arriva infatti dalla nota informativa sulla marcatura CE dei conglomerati bituminosi, ossia un'attestazione di conformità che è condizione necessaria per l'immissione sul mercato di tutti i prodotti conformi alle norme nazionali.

ENTRA

BITUME, ASFALTO E ARTE

La più antica storia del bitume

bronzi di riaceSecondo la rivista "Nature" (n° 380, pg. 336, 1996) i primi impieghi del bitume da parte dell'uomo risalirebbero addirittura al medio paleolitico, ovvero a circa 42.000 anni addietro. Anticamente il bitume era infatti reperibile in natura, nelle pozze ove affiorava il petrolio di giacimenti superficiali, ovviamente e perlopiù in medio oriente; solo col tempo, quello "a portata di mano" è finito, e si è cominciato a ricercarlo più in profondità.

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La strada nell’arte e l’arte della strada

murilloLe strade muovono le storie delle persone, sono elemento connettivo del nostro ambiente quotidiano, portano con sé le tracce della moltitudine che vi scorre sopra. La strada è da sempre luogo di creazione poetica, spazio scenico della rappresentazione e dell’espressione: il teatro, la pittura nelle sue diverse forme, la poesia, la fotografia, il cinema sono passate e passano dalla strada.

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Gli impianti d'asfalto

Cos’è un impianto d’asfalto e come funziona ?

L’impianto per la produzione d’asfalto, che i non addetti ai lavori chiamano impropriamente anche “bitumificio” o “fabbrica del bitume”, null’altro è che una macchina pensata per produrre il conglomerato bituminoso ovvero quel materiale che caratterizza la superficie delle nostre strade e che tutti chiamiamo “asfalto”.

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